Quando i tuoi vicini di casa sono orsi e lupi

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Nonostante lungo i secoli l’uomo si sia dato un gran da fare per sterminarli, linci, orsi e lupi in Europa abitano ancora boschi e montagne.
Sono più numerosi di quanto si creda, soprattutto nell'Est Europa, sebbene non se ne sia ancora compresa appieno l’importanza ambientale, culturale e anche turistica. Il numero dei lupi, in particolare, sta lentamente aumentando: una notizia accolta con gioia da molti biologi e turisti faunistici, ma foriera di preoccupazioni per chi vive nei territori interessati.
La convivenza tra grandi predatori e residenti pone infatti questioni importanti che, se non gestite, possono creare situazioni problematiche la cui colpa ricade irrimediabilmente sugli animali. È del 7 gennaio 2017 la notizia di un lupo trovato morto in Val d'Aveto, ucciso da un colpo di arma da fuoco, dopo settimane in cui gli abitanti della zona denunciavano attacchi ad animali domestici e bestiame.
Nel Reatino, il 30 maggio 2017 un lupo venne impiccato con un cartello accanto: “Mangiato pecore e vitelli e non abbiamo ricevuto nessun rimborso”. A Suvereto (LI) un lupo venne appeso ad un segnale stradale, scuoiato.
La situazione attuale impone interventi tempestivi ed efficaci. Essendo a rischio estinzione, il lupo grigio è una specie protetta, ma secondo l’Unione Europea le autorità italiane si sono dimostrate cronicamente disinteressate ad indagare per trovare e perseguire i colpevoli secondo le leggi vigenti.
Nel frattempo, il 6 dicembre 2017 è stata rinviata la decisione sull’abbattimento selettivo del 5% dei lupi in Italia, che doveva essere presa dalla Conferenza Stato-Regioni come potenziale soluzione all'incremento della popolazione lupina.

Nel Regno Unito da anni si dibatte sull’opportunità di reintrodurre lupi e orsi, portati all’estinzione dall’uomo più di tre secoli fa. Se fino ad oggi si era scelto di non farlo, in nome di tutte le complicazioni che una scelta del genere comporterebbe, ora le cose stanno cambiando. Grazie infatti all’assenza di predatori, i cervi sono aumentati a dismisura sul suolo britannico, tanto da compromettere in modo significativo l’equilibrio di alcuni ecosistemi. Ad aggravare la situazione, le statistiche riportano una media di 20 incidenti stradali mortali all’anno causati dall’investimento di cervi. Nessuna statistica legata ad incidenti fatali con orsi e lupi ha, in Europa, una tale rilevanza.
Visto il grande successo della reintroduzione del lupo a Yellowstone (USA), che ha permesso il ridimensionamento degli ungulati e il conseguente ripristino della flora locale, in UK si sta pensando di percorrere la stessa strada e lasciare che la natura ristabilisca i suoi equilibri.
Un ecosistema completo è un ecosistema sano, proprio grazie alla capacità di autoregolazione che la natura stessa possiede. Di fatto, però, la presenza di predatori in territori limitrofi a insediamenti umani comporta responsabilità e doveri gestionali irrinunciabili per tutte le parti chiamate in causa. Conservazione e sicurezza devono trovare il modo migliore per coesistere.

Per quanto riguarda il nostro Paese, da un report del 2012 dell’Unione Europea l’Italia sembrerebbe dotata di tutti gli strumenti necessari per gestire la situazione in modo ottimale, salvo poi dimostrare di non essere in grado di applicare i piani concordati e di lasciare che i predoni minaccino e uccidano capi protetti senza indagare nè intervenire. Fa eccezione il Piemonte che risulta il territorio che meglio ha saputo applicare le direttive. D'altro canto, gli incidenti avvenuti in Trentino, dove l’orso bruno è stato reintrodotto a partire dal 1996, evidenziano le difficoltà gestionali della situazione in un’area fortemente antropizzata.

Per quanto in Europa e nel mondo non esista ad oggi una strategia infalibile, che sappia garantire una convivenza serena e senza intoppi tra uomini e predatori, ecco alune linee guida ampiamente condivise:

1) FORMAZIONE DELLA CITTADINANZA

sui vantaggi, le implicazioni e i rischi che la presenza di certi predatori comporta per il territorio. I residenti hanno un ruolo fondamentale nella buona gestione della questione: se sanno come comportarsi in territori condivisi coi predatori, se non si sentono abbandonati dalle istituzioni, se sono consapevoli dell’importanza che questi animali ricoprono, sarà più probabile che contribuiscano positivamente alla coabitazione. A seguito del ritorno dei lupi anche in Germania, nel 2016 è stato aperto in Sassonia un centro di monitoraggio e informazione che supporti i residenti nel gestire una convivenza possibile.

2) EDUCAZIONE DI RESIDENTI E TURISTI

su come comportarsi in un territorio popolato da orsi, lupi e linci: cosa portare con sè durante le passeggiate (spray repellenti, contenitori sigillati per le provviste alimentari, ecc.), come segnalare la propria presenza in modo che l’animale non si avvicini, come comportarsi in caso di incontri ravvicinati. Con tutte e differenze del caso (carattere animale, tipo di incontro, stagione riproduttiva, ecc.), si tratta di specie che preferiscono non avere niente a che vedere con l’uomo e che, se non si sentono minacciati o sfidati, non hanno interesse ad attaccare. Uno studio del NINA (The Norwegian Institute for Nature Research) ha dimostrato che su 125 casi in cui un uomo ha avvicinato un lupo, in 123 casi il lupo è fuggito, mentre nei restanti 2 una femmina Alfa ha dimostrato comportamenti difensivi (ma innocui) per proteggere i cuccioli.
L’educazione passa anche attraverso la segnaletica su sentieri e strade, incontri pubblici con i cittadini, la diffusione di codici comportamentali sui media.

3) Dotazione di INFRASTRUTTURE DI SUPPORTO.

Si tratta normalmente di recinti elettrificati per chi ha bestiame da proteggere e contenitori per i rifiuti a prova di orso in ogni abitazione. Orsi e lupi si avvicinano infatti ai centri abitati solo per cercare cibo. Sono soprattutto gli orsi ad essere particolarmente golosi e più predisposti a perdere timidezza di fronte a possibili fonti di approvvigionamento. È fondamentale quindi dissuaderli. Altre infrastrutture utili sono il Fladry (filari di bandiere rosse che spesso riescono a tenere lontani i lupi dalle mandrie al pascolo) e i dissuasori acustici.
Lo Stato partecipa economicamente e sostiene gli allevatori nelle spese. È importantissimo che l’impegno economico non ricada sui singoli, ma che venga gestito come una questione di valore comunitario.

4) SISTEMI DI PREVENZIONE.

Oltre agli accorgimenti tecnici citati al punto precedente, esistono strategie che possono scoraggiare i predatori ad avvicinarsi al bestiame. È possibile infatti posizionare ai confini degli insediamenti carcasse di capi d’allevamento contenenti sostanze emetiche. Dopo essersene nutrito, il predatore starà male per qualche ora (senza che la sua salute sia compromessa) e la sua attrazione per quel tipo di preda diminuirà.
Ci sono anche cani da pastore appositamente addestrati per scoraggiare i predatori, lupi compresi. In alcuni casi si sono valutati collari elettrici che si attivano in prossimità degli insediamenti umani.

5) INDENNIZZO IN CASO DI DANNI.

Gli allevatori che perdono capi di bestiame o agricoltori che perdono gli alveari a causa di un predatore devono essere risarciti. Naturalmente esistono professionisti incaricati di accertare che il capo sia stato effettivamente assalito da un predatore prima di disporre il risarcimento.

6) MONITORAGGIO COSTANTE.

La popolazione dei predatori deve essere costantemente censita e tenuta sotto controllo, non solo dal punto di vista numerico. È importante essere sempre consapevoli della composizione della popolazione locale, lo stato di salute dei suoi membri ed eventuali comportamenti anomali. Ci sono infatti territori in cui i predatori si avvicinano troppo spesso ai centri abitati perchè in natura non hanno prede a sufficienza: se non risolto, un problema di questo tipo esercita una pressione smisurata e ingiusta sulla popolazione locale. In Romania, ad esempio, le pecore rappresentano per i lupi la prima fonte di sussistenza (64%). Se consideriamo che nel Paese non esistono nemmeno politiche di indennizzo per gli allevatori, non è difficile immaginare la situazione in cui questi ultimi si trovano.

7) ASCOLTO DEI RESIDENTI.

Uno dei problemi che si registra in alcuni Paesi, come la Finlandia, è la distanza tra chi promulga le leggi e chi invece effettivamente vive il problema di avere i lupi fuori dalla porta di casa. Questa distanza, sia essa reale o solo percepita, porta gli abitanti delle zone rurali a sentirsi abbandonati e a volte in diritto di farsi giustizia da soli (uccidendo illegalmente lupi e orsi). È importante sviluppare processi partecipati e interventi condivisi per evitare che isolamenti decisionali e geografici producano disastri invece di modelli.

ATTACCHI ALL’UOMO

Nell’Europa di oggi, gli incontri tra l’uomo e questi predatori sono rari e quasi sempre si concludono con la ritirata di questi ultimi.
In Europa, negli ultimi 50 anni gli attacchi fatali da parte del lupo non imputabili alla rabbia (che è sempre stata una delle cause principali di aggressione), sono stati 4, a dispetto di una popolazione di 12.000 esemplari. In Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale e il debellamento della rabbia, non sono più state registrate fatalità.
Imputabili all’orso ci sono stati invece 36 attacchi fatali in tutta Europa negli ultimi 100 anni.

I LUPI SONO PERICOLOSI: PERCEZIONE O REALTÀ?

Il lupo viene percepito come un animale molto pericoloso e la paura del lupo in Europa è atavica, più diffusa di quella per altri animali. Di fatto, come dimostra lo studio della NINA citato al punto 2), molto raramente il lupo dimostra aggressività nell’incontro con l’uomo (e il numero di incidenti gravi lo dimostra).
Anche indagando gli incidenti attribuiti ai lupi, di fatto si è spesso scoperto che si trattava di errori di valutazione.
Il problema più complesso e con maggiore incidenza è quindi quello delle aggressioni al bestiame, ma un’adeguata informazione e un’educazione attenta possono contribuire a migliorare la percezione che le comunità locali hanno del lupo e facilitare la gestione della convivenza.

IL RUOLO DEI CACCIATORI

I cacciatori sono le persone che hanno più probabilità di trovarsi faccia a faccia con lupi e orsi, perchè battono gli stessi territori alla ricerca di prede. Tra lupi e cacciatori in particolare non corre buon sangue, perchè non è infrequente che i primi abbiano la meglio sui cani dei secondi se il cacciatore non è abbastanza vicino da intervenire.
Per alcuni cacciatori, sia lupi che orsi sono anche trofei ambiti e vengono quindi uccisi di proposito e non per difesa.
I reati venatori in Italia, sebbene se ne scoprano solo una piccola parte, sono commessi per l’80% da cacciatori con licenza e il 20% riguarda l’abbattimento di specie particolarmente protette.
Le uniche battute di caccia legali dedicate all’uccisione del lupo in Europa sono quelle autorizzate dai governi di alcuni Paesi per tenerne sotto controllo il numero qualora la presenza sul territorio venga ritenuta problematica. Alcuni studi sostengono tuttavia che queste iniziative di abbattimento selettivo alimentino una percezione errata di lupi e orsi, sminuendone il valore e incentivando il bracconaggio anche in zone protette.
Occorre aggiungere che raramente chi uccide i lupi autorizzato dai governi presta attenzione a quale lupo sta uccidendo. Uccidere un lupo che ha un ruolo cruciale per il branco nella caccia, significa rendere più probabile che il branco, privato del suo predatore più abile, ripieghi sul bestiame allevato dall'uomo, obiettivo molto più semplice. Per tenere sotto controllo il numero di alcune specie, in alternativa, viene talvolta valutata la sterilizzazione (opzione tuttavia più costosa e complessa).

CONCLUSIONI

I programmi di conservazione e tutela faunistica non possono prescindere da un’attenta gestione del rapporto con gli esseri umani presenti sul territorio, siano essi residenti o turisti.
Lo slittamento dalla visione antropocentrica dell’ambiente a un modus operandi biocentrico è spesso un processo complicato e lungo, ma di fatto premiante per tutto l’ecosistema.
Lo sviluppo di strategie turistiche che possano sostenere le politiche di conservazione ambientale senza danneggiarne il patrimonio vengono, nel caso, solo dopo un’attenta pianificazione territoriale. Il turismo, qualora venisse considerato un’opzione, ha implicazioni e impatti che vanno a sommarsi e a complicare il quadro operativo. Ha tuttavia le potenzialità di rendere possibile la sostenibilità economica di progetti di tutela assicurando educazione, sensibilizzazione, partecipazione attiva. A beneficio di tutti, comunità locali comprese.

 

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  1. […] Se volete saperne di più sulle misure preventive che i residenti dei territori popolati da orsi devono adottare, leggete QUI. […]

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