Le 5 regole d’oro del turista che ama gli animali

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Sono moltissime le persone che vanno pazze per gli animali. Le ragioni di questa attrazione, e della volontà di creare legami con gli animali che ne consegue, sono piuttosto semplici. Si va dall’appagamento estetico (bellezza) a quello emotivo (tenerezza), dalla motivazione sentimentale (affetto ) a quella intellettuale (curiosità).
Anche per questo, il turismo faunistico sta prendendo sempre più piede. Le persone che viaggiano per osservare gli animali nel loro habitat naturale o che considerano l’avvistamento degli animali un valore aggiunto durante i loro viaggi sono sempre di più.
Spesso però anche le persone che amano profondamente gli animali non sanno di far loro del male con comportamenti apparentemente innocui ma di fatto nocivi.

Ecco alcune regole d’oro per coloro che amano osservare gli animali selvatici quando viaggiano:

1) SILENZIO E LENTEZZA

Gli animali sono estremamente sensibili ai rumori e ai movimenti repentini. Per poterli ammirare interferendo il meno possibile con la loro routine occorre stare in silenzio e muoversi piano. Se disturbate, alcune specie più timide non si faranno addirittura vedere.
Questo significa che la soluzione ideale per raggiungere le zone dove si trovano è quella di arrivarci se possibile a piedi o a bordo di un altro animale (cavallo, asino, ecc.).
Rumori e movimenti inusueti li mettono quasi sempre in allarme, provocando loro un livello di stress tale da portarli talvolta a non procurarsi il cibo, a non riprodursi, ad abbandonare i cuccioli, ad ammalarsi e a morire.
Alcune aree naturali, i cui gestori sono consapevoli dell'importanza e della responsabilità del turismo faunistico, sono provviste di gabbiotti di avvistamento (hide) dai quali poter osservare la fauna circostante al riparo dalle intemperie e senza arrecare alcun disturbo.

2) MANTENERE LE DEBITE DISTANZE

Mai avvicinarsi troppo ad un animale selvatico. L’eccessiva vicinanza fa male a lui (paura, malattie, abbandono dei piccoli, ecc.) ma potrebbe far male anche a voi. Per dimensioni, caratteristiche e temperamento infatti alcuni animali selvatici possono essere molto pericolosi anche quando non lo sembrano. Occorre anche tenere in considerazione che molte specie diventano più aggressive durante la stagione degli amori e quando accudiscono i piccoli.
Occorre staccarsi dall’immagine tenera e innocua che a volte i cartoni animati, i fumetti e i giocattoli hanno costruito nel nostro immaginario e prendere consapevolezza dell’animale che abbiamo realmente di fronte.
Le distanze da rispettare variano da specie a specie e da luogo a luogo. Guide, ranger, cartelli o (speriamo) buon senso vi sapranno dire di più. In ogni caso, per animali di grossa taglia si consigliano in genere almeno 50 metri, per i predatori almeno 100.
Nel gennaio 2018 4 cuccioli di foca sono morti di fame nel Norfolk (UK) perchè probabilmente le loro madri sono state eccessivamente disturbate durante l'allattamento e li hanno abbandonati. Episodi di questo tipo (e purtroppo ce ne sono molti) non dovrebbero mai verificarsi e a volte portano le autorità a prendere decisioni drastiche (chiudere l'accesso ai luoghi d'interesse). Per approfondimenti sulla nostra esperienza in Norfolk e i nostri consigli sulle foche, leggete QUI.

3) VIETATO TOCCARE GLI ANIMALI SELVATICI

Ci sono animali selvatici che non sono pericolosi e che a volte si ha la fortuna di trovarsi a portata di mano. Anche in questo caso, se volete il bene dell’animale, sceglierete di non accarezzarlo nè tantomeno di prenderlo in braccio. È difficilissimo, lo sappiamo, ma ci sono delle buone ragioni per "infliggersi questa privazione".
Per quanto riguarda i cuccioli, la madre potrebbe poi non riconoscerne più l’odore e abbandonarli, ma ci sono problematiche che riguardano anche gli adulti.
Il contatto con l’essere umano infatti provoca quasi sempre stress all’animale e, in ogni caso, potrebbe creare il precedente di un’abitudine. Se un animale selvatico si abitua al contatto con l’uomo, potrebbe un giorno non incontrare un uomo ben intenzionato come voi, e per lui sarebbe la fine.

4) MAI NUTRIRE GLI ANIMALI SELVATICI

Un animale selvatico rimane tale fino a quando è completamente libero, in grado di provvedere a se stesso procacciandosi il cibo e non viene in nessun modo addomesticato. Fornire cibo ad un animale selvatico è un gesto che lo porta a contare sull’uomo per sopravvivere e diminuisce le sue capacità di cavarsela da solo in natura.
Ci sono tuttavia delle località in cui, per soddisfare il bisogno umano di contatto ravvicinato e accudimento, la fornitura di cibo agli animali selvatici viene proposta come parte dell’esperienza turistica. Stiracchiando un po’ il limite, potremmo dire che è un’esperienza accettabile solo se:

  • Effettuata esclusivamente in alcuni giorni della settimana o in una fascia oraria predeterminata. Fondamentalmente non deve essere il sistema di approvvigionamento principale degli animali di quella zona.
  • Effettuata esclusivamente con cibo adatto all’animale in questione e in quantità adeguate
  • Monitorata da biologi o etnologi in grado di valutarne regolarmente l’impatto
  • Organizzata durante periodi di stress ambientale, come siccità o inverni particolarmente duri.

Ovviamente tutto cambia per gli animali tenuti in cattività o per quelli già ampiamente abituati alla presenza dell’uomo e all’interazione con lui (pensiamo agli animali dei parchi urbani, a quelli delle fattorie didattiche o agli animali da lavoro) ma, appunto, non si tratta di animali selvatici.

5) SCEGLIERE IL LUOGO GIUSTO

Se potete (e potete), scegliete di fare turismo faunistico in un luogo dove:

  • gli animali sono salvaguardati e il loro benessere monitorato
  • gli accessi dei turisti sono controllati e calmierati se necessario
  • parte di quello che pagate è destinato alla tutela ambientale e alla conservazione della specie

Chi ama gli animali e non vuole provocar loro alcun danno è bene che si munisca di pazienza per gli appostamenti e binocoli per avvistamenti rispettosi, sicuri e comunque appaganti.
A tutti piacerebbe accarezzare o coccolare un cucciolo o un esemplare di una specie amata, stabilendo magari un contatto sensoriale più intimo, ma la sfida è un’altra. La sfida è tra lo scegliere di vivere un’esperienza che fa egoisticamente bene a noi ma molto male agli animali, e una che ci dona piacere senza danneggiare nessun altro.

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