Blogger: brutti, sporchi e cattivi?

La questione blogger è sempre calda.
Moltissime polemiche continuano ad affliggere la categoria per ragioni piuttosto diverse tra loro, che però concorrono tutte a comprometterne la reputazione.
Noi siamo arrivati a fare la scelta drastica di non presentarci più come blogger. Sebbene sia una scelta criticabile, perchè intrinsecamente rinuncia alla difesa della categoria, non avevamo nessuna voglia di scontare sulla nostra pelle gli sbagli degli altri (anche se in parte succede comunque).
Un paio d’anni fa iniziammo infatti a notare che alla parola “blogger” gli interlocutori si mettevano automaticamente sulla difensiva, restituendo a rotazione:
• Sorrisi di compassione e teste che oscillavano da destra a sinistra dicendo: “no guarda, grazie ma non compro niente”;
• Sguardi accigliati come quelli che si assumono di fronte ad un noto truffatore;
• Facce annoiate di chi si trovava a dover gestire l’ennesima seccatura.
• Espressioni sornione tipo: “Eccolo qui, il cazzaro del giorno”.

I SEI COMANDAMENTI DEL BLOGGER (SECONDO NOI)

Volendo sviluppare il dibattito in modo positivo, ecco secondo noi come si comporta un blogger serio e professionale, di cui lettori e aziende si possono fidare:
1. Sceglie con cura i prodotti di cui parlare (moda, cibo, viaggi, ecc.). Li sceglie prima di tutto perchè li apprezza e ne condivide valori e stile.
2. Conosce il proprio pubblico, crede nel proprio ruolo di comunicatore, è consapevole dell’importanza dei messaggi di cui si fa portavoce ed è capace di dire no alle aziende che non vi aderiscono.
3. Quando riceve qualcosa in cambio da un’azienda (compenso, prodotti, cene, viaggi, ecc.) lo palesa in modo chiaro ai lettori (#SPONSORED o altro). I lettori devono essere messi nelle condizioni di sapere se la promozione è disinteressata o motivata da un ingaggio professionale. Quando vivevamo in Italia non l'abbiamo sempre fatto, ma stiamo rimediando.
4. Non si compra i follower nè i commenti, non gonfia i propri numeri, non fa accordi con gruppi di blogger (o di cugini) per scambiarsi like e interazioni allo scopo di aumentare il buzz (che quando è fittizio ed organizzato si chiama truffa).
5. Garantisce una prestazione strutturata a clienti e partner, elaborando una proposta completa dei servizi offerti, rispettando le scadenze e inviando un report a fine ingaggio.
6. Non parla solo di ciò per cui è pagato, non viaggia solo quando è spesato. Anche di fronte al successo, non perde genuinità, spontaneità e onestà. Auspicabilmente, non si muove solo su commissione.

Vi consigliamo di leggere i post di alcune blogger linkati a fondo pagina per capire veramente la bruttezza di certe dinamiche.

E NOI?

Noi blogghiamo dal 2008, nel Travel dal 2012: facciamo parte di quella che si può chiamare “la vecchia guardia”. Il nostro pubblico è cambiato molto nel corso degli anni, noi siamo cresciuti, ma alcuni capisaldi non sono mai stati intaccati:

  • Non abbiamo mai comprato nemmeno mezzo follower, nè fatto parte di gruppi di scambio link e commenti. Non abbiamo numeri da capogiro ma i nostri lettori e follower sono tutti veri e guadagnati sul campo (anzi, dovremmo dire “lettrici”, visto che le donne che ci seguono sono da sempre più numerose degli uomini).
  • Ci paghiamo i viaggi che vogliamo fare e decidiamo in totale libertà destinazioni ed esperienze. Organizziamo quasi sempre tutto da soli, mappe e guide alla mano (soprattutto perchè amiamo il Fly & Drive!).
  • Quando i contenuti sono pronti, a volte li vendiamo a terzi, a volte li pubblichiamo sul nostro blog, a volte entrambe le cose (quando concesso e con le dovute differenziazioni).
  • Quando viaggiamo invitati o ingaggiati da qualcuno, valutiamo se l’offerta è affine a noi (ma in questo siamo sempre stati abbastanza fortunati: ci hanno scelto con cura). In questi casi facciamo in modo che i nostri lettori sappiano che i contenuti prodotti sono stati commissionati. Quando vivevamo in Italia non l’abbiamo sempre fatto, ma stiamo rimediando.
  • Ci è capitato di fare esperienze commissionate che non ci sono piaciute o in cui qualcosa è andato storto (ad esempio, un albergo molto bello che ci ha accolto male): non ne abbiamo scritto. Se qualcosa che abbiamo provato è sul nostro blog è perchè lo abbiamo apprezzato realmente.
  • Ci capita di collaborare con destinazioni, imprenditori o associazioni che non sono in target con la nostra linea editoriale solo quando la collaborazione non coinvolge il nostro blog e quindi nemmeno i nostri lettori (in caso ad esempio di consulenze su comunicazione, sviluppo del prodotto, produzione contenuti, ecc.).
  • In quando Travel Blogger, tendiamo a prediligere foto e contenuti che riguardino i posti che visitiamo, le cose che scopriamo e la gente che incontriamo, rispetto a quelle dei nostri piedi, culi, facce (anche se sappiamo che non assecondare questa piega egoriferita ha il suo prezzo).

I BLOGGER NON SONO IL MALE

Alcuni attacchi alla categoria manifestano una totale assenza di buon senso e attenzione al contesto.
A dispetto di alcune critiche che abbiamo letto, non sono i blogger ad avere inventato numeri fasulli e marchette. Giornali e televisioni hanno sempre cercato di gonfiare i numeri di ascolti e lettori per guadagnare di più dalla pubblicità e alzare il tiro delle relazioni (il recentissimo scandalo del Sole 24 Ore è solo uno delle dimostrazioni illustri di questo fenomeno). Allo stesso modo, i media tradizionali sono sempre stati stracolmi di recensioni di libri, prodotti, eventi e alberghi di amici, parenti, business partner e (soprattutto) inserzionisti.
I blogger inizialmente si erano guadagnati la fiducia del pubblico perchè offrivano opinioni genuine, pubblicazioni senza padrone, contenuti spontanei lontani dalle dinamiche malate del mercato. Se questo oggi non è più vero (come accade spesso quando entrano in gioco denaro e successo), la responsabilità è ampiamente condivisa e non è imputabile solo ai blogger (vedi sotto “Di chi è la colpa?).
A onor del vero, se è complesso sbugiardare i media tradizionali, è facile sbugiardare un blogger che fa il furbo e fare selezione.

DI CHI è LA COLPA?

Onestamente, un po’ di tutti.

Approccio poco professionale di agenzie e aziende
Come accade in molte realtà, anche nelle agenzie e nelle aziende che ingaggiano i blogger capita che lavorino degli incompetenti che non sanno scegliere i blogger adatti per una certa campagna nè individuare i truffatori. A volte invece non si tratta di incompetenza, ma di pigrizia o di rassegnazione (nel caso il cliente non accetti consigli e sia irremovibile su certi criteri).

Cialtroneria di alcuni esponenti di categoria
Ci sono gil scrocconi spudorati, quelli che scrivono articoli in cambio di un sacco di farina o di una soletta antiodore senza distinzione, nè criterio nè pudore. Basta viaggiare gratis, truccarsi gratis, vestirsi gratis, divertirsi gratis. Va bene anche la cintura fatta con la pelle dei bambini scuoiati nella terra di Pirlandia o il tour delle discariche di Coglioncello. Tutto risulterà clamorosamente wow, verrà spacciato per straordinario a prescindere e il lettore più sprovveduto sarà messo nel sacco.

Mancata conoscenza delle dinamiche di settore da parte dei lettori
In parte, questo aspetto della questione è del tutto ovvio e naturale. I lettori non sono necessariamente tenuti a conoscere i retroscena di un mercato o di una professione, ma certo una maggior consapevolezza aiuterebbe anche loro nella scelta di chi seguire. Al pubblico a volte invece semplicemente non importa di sapere chi è pagato per fare cosa e perchè, ma fare chiarezza aiuterebbe senz’altro a trovare il giusto equilibrio tra le parti e rendere il mercato più sano.

APPROFONDIMENTI CONSIGLIATI

"Instagram è una mafia. Non c'è niente di autentico" (di Sara Melotti)

Dieci cose che non ti rendono influencer più di altri influencer” (di Mariachiara Montera)

Perchè hai così pochi numeri?” (di Lucia del Pasqua)

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