Piemonte, terra di pellegrini

English Version

La Via Francigena del Piemonte custodisce, soprattutto nell’area di valico tra Francia e Italia, storie di pellegrini e combattenti, commercianti e uomini di Dio.

Come molte zone di confine, l’asse storico che collega Arles a Torino attraversa valli e valichi che, nei secoli, sono stati tormentati dalle vicissitudini degli uomini: abbiamo ripercorso, in auto e a piedi, parte del loro cammino tra la Valle della Durance e la Val di Susa, scoprendo luoghi costruiti, distrutti e risorti infinite volte, abitati, primi fra tutti, da Liguri, Celti e Romani.

Via Francigena Piemonte Itinerary

Briançon
Il nostro viaggio parte da qui, da questo incantevole villaggio fortificato all’incrocio di cinque valli che per secoli ha rappresentato un importante snodo commerciale delle Alpi Occidentali, dove si svolgevano fiere e mercati di vitale importanza per le comunità montane.
Briançon, città più alta di Francia, sorge su una rocca secca: nella cittadella di Vauban i pozzi, le fontane, il fossato e i canali hanno garantito, nei secoli, la sua sopravvivenza salvandola dal fuoco e dalla siccità.
All’interno della mura, le case alte e strette, i balconi colorati che danno sulla valle sottostante, gli angoli dove gli innamorati si davano appuntamento, i vicoli e i ristorantini, le porte antiche e la Piazza d’Armi aggiungono poesia a questo luogo tutelato dall’Unesco e circondato da fortezze di grande importanza tattica e difensiva nell’alternarsi di condottieri e sovrani.

(clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

Clavière
Varchiamo il confine in auto e ci fermiamo a Clavière, un tempo posto di frontiera, oggi rinomata località turistica invernale.
Il colle del Monginevro, dove ci troviamo, collega i due cammini più famosi d’Europa: quello di Compostela verso Santiago e la Via Francigena verso Roma. Le montagne, qui, sono piene di spirito e di sentimenti umani. Da vent’anni, su questi versanti abitati da pini, ontani e larici è tornato il lupo, uno degli animali più affascinanti di queste regioni.
Verso il letto della Dora Riparia, la Gola di San Gervasio ospita il ponte tibetano più lungo al mondo (408 + 70 mt) costruito pochi anni fa nel cuore dell’orrido che si inabissa dentro la montagna. Sul monte di Seguret sono ancora visibili le “Grotte dei Saraceni”, dove le truppe arabe si insediarono per qualche tempo dopo aver conquistato la Spagna più di 1000 anni fa.
Per pranzo ci fermiamo al Gran Bouc, un ristorante che ci colpisce per lo stile di Renata, la padrona di casa, e per la cucina di Emilio, suo marito. L’equilibrio tra gli ottimi sapori e l’eleganza dell’accoglienza ci fa sentire bene e ci accompagna per tutto il pomeriggio.

Sacra di San Michele Piemonte

Sacra di San Michele

Susa
Sulla strada verso Susa, l’Ecomuseo Combano-Romean, il Parco Naturale del Gran Bosco, tre villaggi di montagna che conservano antiche abitazioni e fortificazioni medievali – Gad, Exilles, Chiomonte – e i vigneti di Avanà, un vitigno autoctono che ha conosciuto una recente e prestigiosa rinascita.
La cittadina che dà il nome a una delle valli più belle del Piemonte è viva, brulicante di persone che acquistano panettoni, focacce, grappe e vino camminando tra monumenti ed edifici storici. Sono stati i Romani a lasciare le tracce più significative del loro passaggio e ancora oggi è possibile vedere parte delle antiche mura, Porta Savoia, l’arco di Augusto, l’acquedotto e l’anfiteatro. Del Medioevo rimangono invece il Castello, i resti di un forte, abbazie e conventi.
Ci siamo concessi una tappa al Panificio Favro, che dal 1870 produce la focaccia dolce più buona e rinomata della valle. I Favro da quattro generazioni si tramandano la ricetta di famiglia che, ad oggi, rimane inarrivata a detta di molti.

(clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

Abbazia della Novalesa
L’Abbazia intitolata ai Santi Pietro e Andrea ha una storia travagliata, che purtroppo è costata la perdita o il deperimento di una parte importante del suo patrimonio artistico. Il monastero nacque intorno al 700, primo convento benedettino di Piemonte e secondo d’Italia, su un territorio già abitato durante l’età del ferro. Attraversò periodi di fervente attività spirituale e commerciale, ma le scorrerie di coloro che si davano battaglia per il predominio sulla regione, le pestilenze e i provvedimenti di diverse autorità (dal Concilio di Trento a Napoleone) misero a dura prova la vita dei frati benedettini prima e cistercensi poi che se ne prendevano cura.
Dopo che venne abbandonata per parecchi decenni, adibita a struttura idroterapica e poi a collegio, ora la Provincia di Torino l’ha restituita ai Benedettini, che la custodiscono occupandosi anche della manutenzione e del recupero delle strutture.
In quest’isola di pace, nella quale si è passati nel corso dei secoli dalla vita eremitica all’ospitalità, la cappella di San Nicola e Sant’Eldrado è sicuramente la parte che rapisce maggiormente i visitatori e i pellegrini che decidono di scoprirla: gli affreschi, databili tra il 1060 e il 1070, avvolgono gli ospiti con colori brillanti e storie lontane, lasciando storditi per l’intensità.
Abbiamo dormito al Mulino di Mattie, un luogo immerso nella natura dove ci siamo goduti cani, cavalli, calcio-balilla e un ottimo Menù del Pellegrino.

Italian menu on Via Francigena

Pilgrim's menu

(clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

Sacra di San Michele

Nel 983 il Conte Ugone di Montboissier cercava redenzione, e scelse di costruire un’abbazia. Scelse lo sperone roccioso del Monte Pirchiriano probabilmente per la sua tradizione eremitica e il prestigio culturale di questa zona, passaggio di pellegrini di alto rango.
La leggenda narra che furono gli angeli a portare il materiale per l’edificazione sulla cima del Monte Pirchiriano, facendo capire al Conte che quello era il luogo prescelto da Dio: la consacrazione avvenne con fulmini e fuoco. Michele, capo degli angeli, è l’arcangelo guerriero che ha sconfitto il drago (il male) che dava battaglia a Dio: una sovrapposizione perfetta con le divinità battagliere dei pagani che avevano abitato queste regioni.
La Sacra è costruita in verticalità assoluta, esattamente intorno e sopra la vetta rocciosa della montagna, tanto che il culmine della stessa è segnalato all’interno della chiesa come “Culmine vertiginosamente santo”.
L’abbazia non è solo il simbolo del Piemonte e un punto importantissimo della Via Francigena, ma è anche una tappa del Cammino Micaelico che da Gerusalemme porta in Irlanda su un asse perfetto che passa da Monte Sant'Angelo nel Gargano e Mont-Saint-Michel in Normandia.
Contemplando la valle sottostante dalla terrazza della Sacra, si sente tutta d’un fiato la potenza, l’energia e l’orgoglio di questo luogo battezzato col fuoco e scelto dagli angeli.

(clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso
Camminando a piedi da Avigliana lungo la Strada Antica di Francia, ci si addentra nella campagna verso la Frazione di Buttigliera Alta, fino ad arrivare alla deliziosa Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, grande punto di riferimento storico per tutte le persone in viaggio tra Roma e Santiago di Compostela.
Qui infatti un ospizio per pellegrini voluto da Umberto III di Savoia (il Beato Umberto) si trasformò in un vero e proprio luogo di cura per gli afflitti dal Fuoco di Sant’Antonio. Gli Antoniani, chiamati anche “Cavalieri del Fuoco Sacro”, mantenevano la Precettoria coltivando la terra ed allevando gli animali e impararono a utilizzare il grasso di maiale come emolliente per alleviare il dolore delle piaghe provocate dall’herpes zoster. Grazie a questa nobile funzione, il maiale divenne in tutto il torinese una sorta di animale in grazia di Dio, che aveva la libertà di circolare libero per paesi e città, nutrito e dissetato da tutti.
Forse per donare grazia ad un luogo che nascondeva molta pena tra le sue mura (vi venivano anche ospitati gli ammalati di peste), l’esterno della precettoria è articolato ed elegante: le decorazioni in cotto, i pinnacoli, la regolarità acuta delle geometrie donano una raffinatezza inaspettata per un luogo di questo tipo, accresciuta dalla bellezza degli affreschi cinquecenteschi del presbiterio, ad opera di Defendente Ferrari.

(clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

Torino
Torino conserva poco del fascino medievale Francigeno.
Alessandra Masino, la nostra guida, ci aiuta ad affinare lo sguardo per scoprire Torino sottopelle.
Mille anni fa questa città era un luogo di transito e le mura racchiudevano un piccolo agglomerato urbano di cui oggi rimane ben poco. Camminiamo nelle strette vie del centro dove ancora si respira un’atmosfera intima, alla ricerca di uno stato d’animo che in qualche modo ci leghi ai pellegrini di un tempo.
Cerchiamo mura, archi, mattoni, porte di accesso, guadi, chiese, antichi tribunali, tracce di roghi, case con tetti di paglia: un mondo fatto di immagini che in parte scoviamo e in parte ricreiamo.
Pranziamo al ristorante Quanto Basta, dove ogni cosa è fatta in casa, e gustiamo carni forti dai sapori delicati: il Piemonte profuma di elegante qualità.

(clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

Il nostro è stato un percorso fatto di momenti.
Questo tour organizzato dalla Provincia di Torino ci ha regalato assaggi di cultura, spiritualità e ospitalità che non raccontano solo della Via Alta, ma della vocazione di un territorio a premiare la propria tradizione attraverso letture turistiche multilivello: cibo, religione, natura.
Nella frenesia e nella calca delle nostre vite, non è semplice trovare una dimensione del viaggio che metta in sintonia con mondi così lontani: per questo, le vesti del pellegrino vanno indossate solo quando si è pronti per percepire il carisma di certi luoghi, dalle vette agli orridi della Val di Susa e oltre.

Grazie a Silvia Lanza e Elena Bruson dell’Ufficio di Promozione Turistica della Provincia di Torino per l’organizzazione e la fantastica compagnia.

Chiesa della Consolata - Torino

Consolata church - Torino

Google

Nessun commento ancora

Lascia un commento