Viaggio in Marocco: il nostro itinerario mozzafiato

English Version

Tutto è iniziato e finito a Marrakech, il nostro porto d’entrata e di uscita da un Paese pieno di luoghi sorprendenti.
Grazie alla collaborazione con Elena Hall di Blue Men of Morocco, abbiamo conosciuto questa terra nel modo migliore possibile: Elena ha organizzato le tappe, prenotato gli alberghi e scelto una guida che ci accompagnasse nell’esperienza verso sud.
Abbiamo voluto un viaggio on the road, perché i grandi spazi di questo Paese meritavano una visione narrativa: attraversarli in auto, significa leggere i racconti delle ere geologiche che si susseguono, vedere scorrere davanti ai propri occhi l’evoluzione della Pangea lungo i millenni.
Non ci sono autostrade né dazi da pagare per assistere alla meraviglia della natura marocchina che ridimensiona gli esseri umani e rivendica la supremazia che le è dovuta.
Abbiamo passato molte ore in auto, spesso dondolando su tornanti e strade a serpente, completamente rapiti dallo spettacolo africano. Ogni giorno siamo arrivati a destinazione nel tardo pomeriggio, senza parole da dire, con gli occhi sgranati dallo stupore.

The Todra Valley - Morocco

The Todra Valley - Morocco

Mohammed Ouardaras è venuto a prenderci al Riad Le Rihani, dove abbiamo alloggiato per i primi tre giorni. Dopo presentazioni e strette di mano, sulla sua 4x4 abbiamo iniziato il viaggio in direzione Sahara. Lui vive a Marrakech ma è un berbero di Merzouga, ci ha portato verso casa sua, dalla sua gente. Pensavamo che l’avvicinamento al deserto sarebbe stato un rito graduale, un processo di conoscenza reciproca fatto di ore e giorni di attesa, pasti consumati in piccoli ristoranti lungo la strada e qualche fotografia. Sbagliavamo. Ogni chilometro sulle montagne e tra i villaggi ha preteso l’incanto, un numero infinito di fotografie e ricordi indelebili.

QUI il video del nostro tour on the road.

Itinerario

GIORNO 1 : Marrakech-Ouarzazate (270 Km)

60 Km di strada pianeggiante, e poi si inizia a salire sull’Alto Atlante.
Abbiamo chiesto di vedere i villaggi berberi, quindi ad un certo punto deviamo dalla strada principale che da Marrakech porta a Ouarzazate e ci addentriamo nel cuore della catena montuosa più importante del Marocco, passando per Telouet (centro famoso per la sua kasbah) e Ait-Ben-Haddou, città fortificata inserita nel patrimonio Unesco dove sono stati girati film famosissimi come Lawrence D’Arabia, Il tè nel deserto, Il Gladiatore, Gesù di Nazareth e molti altri.
Per tutto il tragitto, le nostre bocche rimangono spalancate dallo stupore: il paesaggio cambia ogni due chilometri, la vegetazione e i colori delle rocce regalano uno spettacolo nuovo ad ogni tornante.

Morocco on the road

Queste sono montagne piene di fossili e minerali, bisognerebbe conoscere tutti i colori del mondo per catalogare lo spettacolo cromatico che qui va in scena ogni giorno: rocce rosse e viola, muschi azzurri e arbusti gialli, vegetazione di tutte le gradazioni del verde, dal pistacchio all’ardesia.
Forse il pantone è nato qui. I cactus crescono accanto a palme, ulivi e sempreverdi. Ogni villaggio che incontriamo per la strada porta il nome del suo padre fondatore.
Hanno tutti una moschea e una scuola e sono costruiti principalmente in terra e paglia. Le case hanno raramente acqua corrente, riscaldamento o elettricità. Il sostentamento arriva dalla terra e dall’allevamento, i contadini arano ancora a mano e i pastori percorrono decine di chilometri ogni giorno per portare il bestiame a pascolare.
I berberi sono gente forte, abituata a vivere camminando e lavorando duro, anche in condizioni piuttosto difficili. Tutto è incontaminato e cresce secondo ritmi naturali. Gli animali vivono allo stato brado, mangiano erbe profumate e crescono in ambienti privi di inquinamento: per questo motivo, la carne e il latte che vengono prodotti qui sono sani e squisiti.
Arriviamo a Ouarzazate nel tardo pomeriggio. La città, resa famosa dagli studi cinematografici Atlas, tuttora attivi e abbondantemente utilizzati anche da Hollywood, trova nella kasbah di Taourirt (una delle meglio conservate del Marocco) il suo punto di maggior bellezza.
Alloggiamo e ceniamo al Petit Riad, passando una piacevolissima serata.

Berber villages - Morocco

(Clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

GIORNO 2: Ouarzazate-Merzouga (370 Km)

Per arrivare a Merzouga, la città confine del Sahara, attraversiamo un altro complesso montuoso mozzafiato: l’Anti Atlante, la parte più antica della catena, sorella degli Appalachi e un tempo più alta dell’Himalaya.
Il versante che percorriamo è lunare, vulcanico, coperto di pietre scure e poco altro. Nemmeno le capre perdono tempo su questi costoni popolati solo da rosmarino e timo.
L’Anti Atlante non sembra fatto per lasciarsi abitare, ma per dar mostra di sé. Brullo, arido, inospitale, sfoggia fessure e canyon, una montagna con due occhi e un cuore, strati di pietre e geometrie inaspettate: l’opera d’arte continua di pietra, acqua, tempo e vento.

Vacanze in Marocco

Morocco Anti-Atlas

Scendendo verso la pianura, la terra pian piano ritorna chiara, diventa ambra e zafferano, ricompare la vegetazione: siamo nella Valle del Draa, popolata da palme di dattero, acacie e arbusti di hennè.
Gli spazi si fanno ampi, il vento ha più agio di correre e modellare.
Incontriamo di nuovo i pastori che portano le capre al pascolo, i bambini che percorrono chilometri e chilometri a piedi da soli per andare a scuola, uomini e donne che aspettano pazienti a bordo strada qualcuno che dia loro un passaggio: le distanze qui per noi acquisiscono un significato nuovo.

2 - Morocco_trip-124

Arriviamo a Merzouga e piove, come non pioveva dal 2006.
Passiamo un po’ di tempo nel Deposito Nomade, un punto vendita importantissimo per i prodotti artigianali delle tribù nomadi: Tuareg, Beduini, Berberi che con le loro mani lavorano porte, abiti, lampade, gioielli, tavoli, suppellettili e tappeti di cotone, lana e seta marocchina (ricavata dall’agave e non dai bachi).
Alloggiamo all’hotel di Elena Hall, la nostra tour operator, e passiamo la notte a Haven La Chance scrutando la luna che lotta con le nuvole. Ci facciamo prestare un burnus e andiamo a sentire che rumore fa la pioggia che cade sul deserto, andiamo a guardare l’emozione di quella terra che non conosce acqua.
Ci nascondiamo nelle dune, veniamo rapiti dalla natura che qui è padrona assoluta del mondo: ci sentiamo nel cuore della Terra e vorremmo non uscirne mai. Ridiamo forma al concetto di silenzio e infinito, impariamo misure nuove: siamo soli e sopraffatti.

Sahara Desert

Sahara Desert

(Clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

GIORNO 3: Merzouga-Dades (290 Km)

La mattina seguente il sole ha vinto. Dopo colazione, a bordo di due dei quindici dromedari di Ahmed – la nostra guida nel deserto - partiamo per una passeggiata che ci mette in sintonia con percorsi lontani.
Un’oretta in groppa a questi animali altissimi e capiamo quale fosse il ritmo delle rotte di un tempo, la durata del cammino attraverso distese di sabbia infinite. “Come fate ad orientarvi?” chiediamo ad Ahmed.
Lui ci guarda, sorride e non parla, perché sa che non potremmo capire la bussola biologica dei nomadi. Un’ora dopo siamo di nuovo in macchina, diretti alle gole del Todra.

"Atlas Brain" Dades Valley - Morocco

"Atlas Brain" Dades Valley

Facciamo una sosta in un’azienda che lavora e vende i moltissimi fossili di queste montagne, la Macro Fossiles Kasbah. Una guida ci mostra i processi produttivi e la grande esposizione di suppellettili, monili, fontane, marmi.
Continuiamo il cammino verso il fiume e incontriamo una valle rigogliosa piena di appezzamenti coltivati e palme di dattero, circondata da monti senza punta e rocce color ottone, ocra e ruggine.
Accompagnati da questo contrasto ci addentriamo nel canyon, e finalmente capiamo la sensazione di trovarsi iniettati dentro qualcosa.

Dades Valley

Dades Valley

Pranziamo in un ristorante su cui probabilmente non batte mai il sole, e poi ripartiamo alla volta delle gole del Dades: altro fiume, altra scenografia.
Qui, a pochi chilometri dal Todra, gli spazi sono più ampi, la pietra è purpurea, sembra fatta si sangue in polvere: è arenaria rossa.
Niente palme, ma montagne bizzarre che sembrano animarsi: chiamate da alcuni “il cervello d’Atlante” e da altri “le dita delle scimmie”, a noi le loro forme sembrano impronte di giganti scomparsi che hanno voluto farsi ricordare.
Queste due gole così vicine ma così diverse sono costellate di villaggi pieni di alberghetti, battuti dal vento e baciati da tramonti strepitosi. Abbiamo cenato e passato la notte alla Kasbah de la Vallee, nel cuore delle gole.

The Dades Gorges - Morocco

Dades Gorges

(Clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

GIORNO 4: Dades-Marrakech (315 Km)

Ritornando verso Marrakech, percorriamo la strada delle 1000 kasbah, attraverso la Valle delle Rose, famosa per la produzione di ogni tipo di distillato e prodotto che è possibile ricavare da questo fiore.
Qui le siepi di rose selvatiche di Damasco sono utilizzate prima di tutto per difendere i terreni coltivati a grano, erba medica e alberi da frutto dal bestiame al pascolo.
Poi, durante la fioritura, tra aprile e maggio, ogni giorno, prima che il sole sorga, i boccioli vengono raccolti e portati nella kasbah per essere essiccati e lavorati.
Nei pressi di Ouarzazate vediamo il lago che sta sul lato orientale della città, e iniziamo a risalire l’Alto Atlante verso il passo Tizi n' Tichka, il più alto di questo versante, a 2260 metri.

High Atlas - Morocco

High Atlas - Morocco

Nevica.
Ci fermiamo in una cooperativa femminile che vende i prodotti derivati dalla lavorazione dell’Argan, assaggiamo il miele e la marmellata, compriamo saponi e unguenti. Pranziamo nel bar a fianco e poi scendiamo verso Marrakech, per la nostra ultima notte marocchina al magnifico Palais Sebban.

(Clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

Più di 1200 Km percorsi in quattro giorni sono bastati per farci vedere più colori di quanti ce ne siano probabilmente capitati sotto gli occhi in tutta la vita.
Abbiamo conosciuto le montagne su cui vengono tatuate scritte immense con pietre dipinte di bianco, e una cucina ricca di prodotti semplici e sapori accattivanti.
Abbiamo mangiato insalate, zuppe di verdura squisite, cous cous e tajine, carni tenerissime di pollo e manzo (anche montone e agnello sono disponibili quasi ovunque). Immancabile il tè alla menta, a qualsiasi ora del giorno, ma alcuni consigliano quello all’assenzio durante l’inverno, perché favorisce il calore corporeo.

High Atlas - Morocco

High Atlas - Morocco

In Marocco il freddo è talmente circoscritto (geograficamente e temporalmente) che spesso case e strutture d’accoglienza sono state concepite per proteggere dal caldo torrido della lunga stagione estiva e non certo per avere in dotazione un sistema di riscaldamento.
Oltretutto, i marocchini amano tenere le porte aperte nelle strutture pubbliche: un bel segnale di accoglienza, ma che a gennaio può costringere a pranzare con indosso il giubbotto.
I Riad sono ormai quasi tutti dotati di stufette, climatizzatori, camini o funghi riscaldanti, ma non sempre questo basta a garantire una temperatura confortevole a causa dello scarso isolamento termico: i vestiti caldi sono d’obbligo per chi viene qui d’inverno.

Morocco - Towards the desert

Morocco - Towards the desert

Ottobre e novembre sembrano essere i mesi in cui il clima è migliore per viaggiare attraverso il Marocco, ma ci sono anche festival che vale la pena tenere presenti: il Festival delle Rose, quello del Dattero, quello della Musica Nomade e così via.
Crediamo comunque che nessun viaggiatore, per quanto preparato, possa essere pronto a tutte le bellezze di questa terra: lo stupore, in qualche angolo inaspettato e imprevisto, lo rapirà per sempre.

Per contattare il nostro tour operator Blue Men of Morocco, scrivete a: [email protected] Per contattare il nostro autista/guida Mr Mohammed Ouardaras, scrivete a: [email protected]

(Clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

Google

Nessun commento ancora

Lascia un commento