A Black Rock City, la città che appare e scompare, si possono comprare e vendere solo due cose: il ghiaccio e il caffè. Tutto il resto va barattato, perché l’uso del denaro è strettamente proibito anche nei bar, nei ristoranti e tra le persone.
A Black Rock City bisogna cercare di essere autosufficienti, e portarsi tutto ciò che serve per sopravvivere una settimana nel deserto senza che vi sia fornitura di acqua o elettricità, posizionando il proprio accampamento secondo le regole del piano regolatore a cerchi concentrici stabilito dall’organizzazione.

The burning Man Festival

The burning Man - Jim Urquhart (Reuters-Contrasto) on "Internazionale"

Al centro di questa rete di tende, capanne e camper c’è uno spazio per l’arte, gli spettacoli e le performance: una felice anarchia creativa che contrasta con le regole ferree della convivenza di questa comunità temporanea che esiste solo una settimana all’anno e che, scomparendo, non lascia traccia del suo passaggio.
Niente macchine, niente telefoni cellulari, niente internet: il deserto del Nevada dal 1991 diventa ogni anno teatro di uno strepitoso esperimento economico e sociale in nome dell’arte, della radicale espressione di sé e dei rapporti umani, che ormai muove 60.000 persone per volta.
Un avvenimento le cui fotografie incantano sempre, anche se la loro circolazione è limitata e deve venire rigorosamente autorizzata dagli organizzatori, ogni macchina fotografica o videocamera registrata all’arrivo.

The burning Man Festival

The burning Man - Andy Barron (The Reno Gazette-Journal-Ap-Lapresse) on "Internazionale"

Ieri notte, come ogni ultima notte, il culmine della manifestazione: l’incendio della gigantesca scultura di legno che rappresenta l’uomo (The Man) e che si trasforma in cenere prima che i burners scompaiano nel nulla con tutto ciò che si erano portati appresso, rifiuti compresi.

(clicca su una foto per aprire la galleria immagini completa)

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